In musica il Trecento è il secolo dell’Ars Nova.
Per Ars Nova si intende letteralmente una tecnica (ars) nuova (nova) che si contrappone a quella antica (antiqua) dei secoli precedenti.
Grande importanza ebbero a questo riguardo i trattati “Ars novae musicae” dei parigini Johannes de Muris (1290), matematico e astronomo oltre che teorico musicale, e Philippe de Vitry (1291-1361), che tra l’altro fu poeta, matematico, vescovo e amico di Francesco Petrarca.
La novità della musica riguardava soprattutto la notazione e il netto prevalere delle composizioni profane rispetto a quelle sacre, fatto che riflette
Josquin Desprès è considerato il più grande tra i compositori fiamminghi ma, nonostante l’indiscutibile fama, rimase sconosciuto fino all’Ottocento.
Il Desprès, detto anche Deprès, Depret, Desprez, Deprez, Des Près o anche solo Josquin, studiò a Parigi probabilmente con Johannes Ockeghem, ma per circa 40 anni visse e operò in Italia, dapprima come cantore del Duomo di Milano e poi come compositore presso gli Sforza, al servizio sia del duca Galeazzo Maria Sforza sia del cardinale Ascanio Sforza; quest’ultimo firmandosi con il nome di Jasquin d’Ascanio.
Grazie all’invenzione della
stampa musicale e alle
Josquin de Prez è uno dei più grandi esponenti della scuola franco fiamminga, assieme con Heinrich Isaac, Jacob Obrecht e Pierre de La Rue.
Nacque intorno l’anno 1450 in Piccardia.
Si hanno le prime tracce delle sua esperienza musicale nella cappella pontificia di Roma tra il 1486 e il 1499.
Dopo alcuni anni in Francia, si trasferì per un certo periodo in Italia, a Ferrara, per servire Ercole I d’Este.
Per lui scriverà la messa Hercules dux Ferrarie il cui tenor è tratto dalle vocali del nome del committente (è formato cioè dalle note
Dalle fonti a noi note, possiamo dedurre che la musica nell’antico Egitto accompagnava feste e banchetti, oltre alle cerimonie religiose.
Aveva un ruolo importante nei rituali del tempio, ove era eseguita da
sacerdoti-cantori o, nel Nuovo Regno, da
donne-musiciste, spesso appartenenti a famiglie nobili.
Nel tempio erano presenti anche danzatori e danzatrici addetti al culto, molto spesso di provenienza straniera.
Durante i funerali erano eseguiti dei
lamenti funebri con danzatori e suonatori.
Al di fuori dell’ambito strettamente rituale sono rimasti
Con l’espressione scuola fiamminga si indica la civiltà musicale che, nata nel ducato di Borgogna agli inizi del XV secolo, domina il Quattrocento europeo ed esercita un’influenza decisiva sulla formazione lo sviluppo della musica rinascimentale in tutto il continente.
La
guerra dei Cent’anni tra Francia ed Inghilterra favorisce indirettamente il consolidamento politico ed economico del ducato di Borgogna; sotto la guida di Filippo Il Buono e di Carlo il Temerario le regioni che oggi corrispondono alla Francia centro- meridionale, al Belgio e all’Olanda conoscono una grande fioritura artistica che trova nelle
Nacque a Cremona nel 1567.
Fu la figura più importante della transizione dal Rinascimento al Barocco e la sua produzione musicale determinò l’evoluzione della storia dell’opera.
Studiò con il celebre teorico-musicale Marco Antonio Ingegneri.
Già a quindici anni compose il primo lavoro: mottetti in tre parti.
Nel 1605 a 28 anni aveva già pubblicato cinque degli otto libri di madrigali che tanto contribuirono alla definizione della sua fama.
Alla trama dei primi due libri si contrappone l’approccio più dissonante, spigoloso e irregolare del terzo e del quarto, che risentono dell’influenza di Luca Marenzio e
Nella musica strumentale nacquero modelli come l’”allegro – adagio – allegro” tipico delle ouvertures di opere come quelle di Scarlatti nel concerto grosso: la stessa struttura del ritornello, con i passaggi vocali interrotti da frasi puramente strumentali, fu adottata in opere strumentali.
Un’altra caratteristica di questo periodo fu quella dello stile concertato in cui strumenti solisti o gruppi contrastavano con l’orchestra: questo stile venne usato per molti stili musicali, compreso quello sacro.
Un merito dell’epoca barocca fu il maggior studio delle capacità espressive degli strumenti, che così non risultarono più intercambiabili facilmente tra loro e permisero di raggiungere risultati di maggior