Innanzitutto è bene sgombrare il campo da alcune incertezze.
Il
clavicembalo non si può ritenere un predecessore del pianoforte, soprattutto per quello che riguarda la concezione meccanica dello strumento.
Il vero antenato del pianoforte è senza dubbio il
clavicordo, strumento nel quale le
corde vengono percosse e non pizzicate, appartenente quindi a una
famiglia diversa da quella delle spinette e del clavicembalo, i quali fanno invece parte della
famiglia a plettro o a pizzico.
Nei primi clavicordi l’organo percussore fungeva anche da ponticello, ciò vuol dire che la tangente di ottone
Strumento musicale a
corde pizzicate e a tastiera, appartenente alla famiglia della
spinetta, che fu particolarmente in auge tra il 1650 e il 1780 circa.
Derivato dal
salterio e dal
tympanon, il clavicembalo
si differenzia dal clavicordo in quanto la corda, anziché essere percossa da tangenti di metallo, viene pizzicata da un becco di penna in funzione di plettro (a ogni tasto corrispondono una o più corde).
Imparentato forse, dal XIV secolo, al dolcemele, all’échiquier, il clavicembalo, che in Germania con il nome di
clavicitherium era stato costruito anche in senso
Tra il XVII ed il XVIII secolo l’Italia fu il centro dello sviluppo musicale, nonostante l’emergere, nel primo Rinascimento, di autori come Dunstable e Josquin Desprès: in particolare fu Desprès a fare da legame tra il primo ed il tardo Rinascimento, ed il suo contributo fu fruttuoso sopratutto nel tardo Rinascimento, con i maestri Giovanni Pierluigi da Palestrina, di Lasso, da Victoria e William Byrd.
La polifonia diede luogo alla messa polifonica, forma musicale di ampio respiro.
I compositori svilupparono la messa musicando i brani dell’
Ordinarium, portando così