Kant, Beethoven e la Natura
La Pastorale prese vita contemporaneamente a un’altra sinfonia, la ‘Quinta’ in quegli anni particolarmente tumultuosi e fecondi che furono per Beethoven il 1805-1808. Proprio nel 1808 furono eseguite per la prima volta la Quinta, la Sesta, la Fantasia op.80 per pianoforte e coro e il Concerto in sol maggiore per pianoforti e archi. L’antitesi ideale che contrappone la Quinta alla Sesta ha stimolato innumerevoli riflessioni di critici sulla complessità e ricchezza di una personalità come quella di Beethoven che poteva plasmare nello stesso tempo
14 gennaio, 2010
Autore: MC
Vi proponiamo una breve analisi del concerto, e, allo stesso tempo, l’intensa esecuzione della violinista
Anne Sophie Mutter con l’autorevole direzione di
Herbert Von Karajan.
PRIMO MOVIMENTO – Allegro ma non troppo
Nel primo movimento, Beethoven raggiunge il giusto equilibrio tra i principi del concerto e quelli della forma-sonata. L’inizio fa presagire un seguito ricco di avvenimenti.
Le cinque note sommessamente ribattute dai timpani sembrano nulla più che un segnale di apertura, invece le ritroveremo lungo tutto il pezzo come elemento essenziale, come idea ricorrente che Beethoven rivestirà di varie forme cantabili.
14 gennaio, 2010
Autore: MC
Il Concerto “capolavoro” che rischiò di essere dimenticato dallo stesso autore
E’ considerato un’opera di pura bellezza che venne alla luce nel 1806, anno che fu per Beethoven molto prolofico ed in cui scrisse la Quarta, la Quinta, la Sesta ed il Fidelio.
Dopo anni di generosa ospitalità da parte della famiglia Lichnowsky, dopo molti tentennamenti ed a causa di una certa incompatibilità di carattere, abbandonò il rifugio sicuro e cominciò a vivere da solo a Vienna. In questo momento di cambiamento e di rinnovamento, soprattutto interiore, nacque il
Le nuove sezioni ritmiche ed il tema musicale a carattere bellico
Nel XVIII secolo, nelle orchestre non erano presenti elementi come tamburi, o piatti o triangoli. La loro introduzione nel contesto musicale europeo si ebbe grazie alle influenze della cultura turca.
Questo avvenne quando il sultano di Turchia si presentò al re di Polonia accompagnato dall’intera banda del corpo dei giannizzeri; questi ultimi erano famosi non solo per la crudeltà in battaglia, ma anche per la spettacolarità delle loro bande. La novità principale erano gli strumenti a percussione.