Musica e
Filosofia, due sorelle tanto diverse quanto uguali per importanza e profondità dei contenuti.
Spesso questo aspetto, il senso di profondità, è più un indicatore di quello che non comprendiamo che di quello che si
palesa ai
cinque sensi.
D’altro canto, sia l’Una che l’Altra, contengono concetti che vivono al
limite dei nostri sensi, e che ci consentono di
ampliare i nostri
orizzonti mentali.
La
Filosofia non è una scienza in grado di penetrare
profondamente un settore della realtà come se fosse una disciplina specializzata: essa ha sempre avuto il di
unificare
Senza dubbio l’uomo che incarna maggiormente il movimento romantico è
Ludwig Van Beethoven.
Nel periodo romantico gli autori iniziavano ad affrancarsi dalla corte, proprio in virtù di quel desiderio di libertà espressiva che li portava a mal sopportare le imposizioni dei potenti e perciò allontanarsi dalla loro protezione, e Beethoven incarna integralmente questo spirito.
Beethoven non ebbe mai quel rapporto di dipendenza che invece si ritrova in Haydn e, in parte, in Mozart: durante un concerto, al pubblico che insisteva nel cicaleccio gridò: “Io non suono per i porci!”, mentre
Nel XVI secolo avvenne lo scisma tra Cattolicesimo e Protestantesimo, che staccò le Chiese Protestanti del Nord Europa dalla Chiesa Romana: questo evento ebbe profonde ripercussioni sulla musica.
In Germania si ebbe lo sviluppo di una grande tradizione di Corali , caratteristica del protestantesimo, che avrebbe avuto grande influenza nello sviluppo musicale di Bach, mentre la Chiesa Romana, nell’Europa del Sud, rispose a questo “colpo” avviando la Controriforma: nel Concilio di Trento del 1545 (terminato nel 1563) si decretò che venisse esclusa dalla Chiesa la musica in cui trovasse parte qualcosa
Il
Rinascimento, dal punto di vista musicale, arriva dopo quello letterario, dovuto appunto al rinascere attorno al XIV sec. dell’interesse verso le culture greca e romana: la transizione dall’Ars Nova del tardo medioevo verso la cultura musicale rinascimentale fu lenta e graduale.
La polifonia aveva ricevuto ulteriori stimoli: verso la fine del XIV sec. si passò a
mottetti cantati da gruppi di voci contrastanti, fino a passare a cori completi.
Questo portò ad un ulteriore
affinamento dell’armonia, all’introduzione di nuove tecniche di composizione, con la
preparazione e la