Schubert – Il Quintetto della Trota

Il Quintetto della Trota per Pianoforte ed Archi in La Maggiore D. 667

quintettgNel corso della sua breve vita Schubert ebbe sempre intorno diversi amici. La sua opera compositiva fu spesso legata ad avvenimenti connessi a occasioni conviviali. Nell’estate del 1819 si recò con l’amico Vogl, un  cantante di buona fama, nell’Austria settentrionale per un  giro turistico, raggiungendo il paese di Steyr, luogo natale del compagno di viaggio. Lì trovò una fiorente comunità di appassionati musicofili che, sotto la guida di Sylvester Paumgartner, si cimentavano in  esecuzioni dilettantistiche di buon livello. Proprio Paumgartner commissionò a Schubert un’opera adatta all’inconsueto gruppo strumentale da loro formato, un quintetto composto da un anomalo quartetto d’archi composto da un Violino, una Viola, un Violoncello ed un Contrabasso a cui si aggiunse un Pianoforte. Il titolo “La trota” gli derivò dal tema dell’omonimo Lied su cui Schubert costruì delle variazioni nel penultimo movimento.

Primo Movimento – Allegro Vivace

Il primo tempo, Allegro Vivace, si apre con un  arpeggio del pianoforte, che ritornerà poi, quasi come un  ritornello, nel corso del movimento. Gli archi, che aprono con un pianissimo, introducono il primo motivo, mentre il pianoforte, costretto al silenzio, sembra confermare le affermazioni degli altri strumenti con il disegno arpeggiato d’apertura. In questa prima parte del quintetto risultano di notevole interesse il gioco di corrispondenze e la sapiente distribuzione delle masse sonore proposti da Schubert. Soprattutto il contrabbasso e il pianoforte si fondono meravigliosamente , evitando accuratamente di sopraffarsi l’un l’altro. Il pianoforte, dotato di una potenza superiore, non suona quindi quasi mai nelle regioni più gravi della tastiera in  presenza del contrabbasso, ma lo sostiene e lo controbilancia muovendosi preferibilmente nella zona mediana. Questo movimento è in forma sonata e si svolge secondo una logica profondamente schubertiana con quelle modulazioni al limite tanto care alla sensibilità dell’autore. L’andamento ritmico è spesso caratterizzato dall’uso delle terzine, soprattutto da parte del pianoforte, che contrastano la scansione rigorosamente binaria delle parti affidate agli altri strumenti.

Secondo Movimento – Andante

L’Andante è costituito da tre sezioni ripetute in tonalità differenti. La prima è caratterizzata dall’andamento melodico del pianoforte, che procede sempre con le due mani all’ottava. Questo procedimento, oltre a conferire maggior spessore alla parte cantabile, lascia agli archi, in special modo a violoncello e contrabbasso, il compito di arricchire e sostenere armonicamente il discorso melodico che scivola magistralmente dal violino al pianoforte. Nella seconda sezione, il canto si sposta dalle regioni acute a quella mediana, più calda e vibrante, occupata da viola e violoncello. I due strumenti cantano una dolce serenata, muovendosi l’uno vicino all’altro, mentre violino e pianoforte accompagnano, il primo con un disegno sussultante inframmezzato da pause, l’altro con fluidi arpeggi ininterrotti. La terza sezione manifesta immediatamente il suo carattere più energico con un disegno melodico affidato nuovamente al pianoforte in ottava, i cui slanci verso l’acuto, resi più incisivi dal ritmo puntato, si alternano a ricadute più morbide verso il grave. La riapparizione dei tre motivi in ambiti tonali diversi rinnova l’attenzione e il piacere dell’ascoltatore, che si ritrova in luoghi conosciuti senza aver la sensazione di una semplice ripetizione.

Terzo Movimento – Scherzo (Presto)

Lo Scherzo, con la sua spumeggiante vivacità, coinvolge immediatamente. I cinque strumenti si muovono simultaneamente, con qualche eccezione per il pianoforte che accenna talvolta a brevi dialoghi con il violino. Il trio è invece chiaramente in  forma antifonale: il pianoforte da un lato e gli archi dall’altro si alternano in un dialogo pacato. La ripetizione dello Scherzo conclude il movimento.

Quarto Movimento – Andantino

Il quarto tempo è costituito dalle sei variazioni sul tema dell’omonimo Lied La trota. Il testo di questa canzone, a un tempo ingenuo e divertito, narra le vicende di una piccola trota che finisce per abboccare all’amo di un pescatore. Non dimentichiamo che Schubert era in vacanza in un ridente paesino di montagna ed era felice. Tutto il quintetto lascia del resto trasparire questo senso di appagamento, di sintonia perfetta con il mondo circostante. La gentile e ammiccante melodia del Lied trova dunque in questo contesto una collocazione ideale. Il tema viene esposto dal quartetto d’archi, mentre il pianoforte assiste in silenzio, per prendere voce subito dopo, nella prima variazione, quando esegue il tema con le due mani all’ottava. Viola, violino e violoncello lo accompagnano con arpeggi veloci, completati dal leggero pizzicato del contrabbasso. Nella seconda variazione, il tema passa a viola e violoncello, mentre il violino esegue spericolati passaggi virtuosistici. Il ‘solista’ della terza variazione è il contrabbasso, che esegue il tema al registro grave. Gli altri strumenti, per farne risaltare meglio la voce, si muovono sempre nella regione media e acuta. La quarta e la quinta variazione sono le più complesse. La prima, in modo minore, alterna zone fortissimo ad altre pianissimo; la seconda è ricchissima soprattutto dal punto di vista armonico e contrappuntistico. I vari strumenti eseguono parti completamente diverse tra di loro, e lo stesso pianoforte, nella seconda parte del brano, sviluppa un disegno melodico molto articolato, in cui le mani si muovono per moto contrario, seguendo cioè direzioni opposte. La sesta ed ultima variazione è un leggero Allegretto, dove violino e viola eseguono in eco il tema del celebre Lied.

Quinto Movimento – Finale (Allegro Giusto)

Il Finale, Allegro Giusto inizia con un motivo grazioso, eseguito in eco da violino e viola da un lato e pianoforte dall’altro su di un accompagnamento saltellante di violoncello e contrabbasso. Questo disegno si ripete continuamente, interrotto in due sole occasioni, quando tutti gli strumenti eseguono simultaneamente, forte, la stessa melodia, creando delle improvvise ed efficaci zone di luce. Il secondo motivo è nuovamente affidato agli archi, mentre il pianoforte esegue l’accompagnamento che, nel disegno ritmico, ricorda il galoppo di un cavallo. La melodia, cantabile, è costituita da due brevi sezioni; nella prima, violino e viola paiono porre una domanda, cui rispondono in perfetta armonia, nella seconda, violoncello e contrabbasso. Nello sviluppo i discorsi si intrecciano e le parti dei diversi strumenti si infittiscono, mentre qua e là si sente ritornare qualche frammento ora del primo ora del secondo motivo. Con la ripresa ritroviamo lo stesso schema della prima parte. I due temi, come avviene nella tradizione classica, si ripresentano tuttavia in una nuova veste, una tonalità diversa rispetto a quella iniziale. L’intero quintetto si chiude con una coda breve e decisa, in un clima festoso e spensierato.

 

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