Musikè rende omaggio al genio di Gershwin con il trio di Enrico Pieranunzi

Martedì 23 maggio 2017 ore 21
Padova, Sala dei Giganti al Liviano

SERATA GERSHWIN

Enrico Pieranunzi pianoforte
Gabriele Pieranunzi violino
Gabriele Mirabassi clarinetto

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.rassegnamusikè.it

Martedì 23 maggio alle 21.00, nella Sala dei Giganti a Padova, terzo appuntamento di Musikè: il pianista Enrico Pieranunzi, mostro sacro del jazz italiano, il violinista Gabriele Pieranunzi e il clarinettista Gabriele Mirabassi renderanno omaggio al genio di George Gershwin con un inedito allestimento cameristico dei più celebri temi musicali del compositore americano.

È dedicato al genio musicale di George Gershwin, di cui ricorrono quest’anno gli ottant’anni dalla morte, il terzo appuntamento di Musikè, rassegna itinerante promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Martedì 23 maggio alle 21.00, nella Sala dei Giganti al Liviano a Padova, il grande pianista jazz Enrico Pieranunzi, suo fratello Gabriele Pieranunzi al violino e Gabriele Mirabassi al clarinetto proporranno un programma intitolato Serata Gershwin, in cui presenteranno in una nuova veste cameristica una scelta dei più famosi temi di Gershwin, da I Got Rhythm a The Man I Love, insieme a una sorprendente rielaborazione per pianoforte, violino e clarinetto di Un Americano a Parigi e della Rapsodia in Blu.

Autore di canzoni dalla vena inesauribile, pianista brillantissimo e compositore dalla fervida e profetica immaginazione, Gershwin fu capace di conciliare classica e jazz in una sintesi originale e straordinariamente felice. «In omaggio alla spregiudicata visione crossover di cui Gershwin fu protagonista e assertore – racconta Enrico Pieranunzi – il programma di questa Serata Gershwin è stato concepito per mostrare nella stessa occasione i molteplici aspetti del suo universo sonoro. Zone di musica rigorosamente scritta si alterneranno così ad altre che utilizzano l’improvvisazione jazzistica».

Considerato per decenni – con una punta di snobismo – un compositore certamente dotato, ma “in fondo solo di jazz”, Gershwin fu in realtà artefice più che consapevole di un’operazione straordinaria: conciliare la tradizione orale con quella scritta e far convivere in un’unica espressione musicale l’estemporaneità dell’improvvisazione jazzistica con la sapienza meditata della composizione.

«Una sfida apparentemente impossibile – conclude Pieranunzi – che la sua produzione dimostra ampiamente essere stata vinta e che fu l’inizio profetico di un mondo musicale del tutto nuovo, capace di comprendere al suo interno, in pacifica coesistenza, generi musicali diversi».