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	<title>Musica Colta &#187; violinisti</title>
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		<title>Breve Biografia di Francesco Geminiani</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non molti conoscono Geminiani il musicista, benchè durante la sua vita egli fosse stato piuttosto apprezzato per le diverse attitudini musicali come compositore, violinista, teorico e padagogo. Il suo nome per esteso è Geminiani  Francesco Saverio sebbene non usò mai il secondo nome, che compare solo nell&#8217;atto di battesimo (5 dicembre 1687, Lucca). Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/12/geminiani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5813" style="margin: 6px;" title="58319" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/12/geminiani-300x268.jpg" alt="58319" width="300" height="268" /></a></p>
<p>Non molti conoscono Geminiani il musicista, benchè durante la sua vita egli fosse stato piuttosto apprezzato per le diverse attitudini musicali come compositore, violinista, teorico e padagogo.</p>
<p>Il suo nome per esteso è Geminiani  Francesco Saverio sebbene non usò mai il secondo nome, che compare solo nell&#8217;atto di battesimo (5 dicembre 1687, Lucca).<br />
Tra i suoi estimatori più famosi annoveriamo tra tutti Haendel e Corelli.</p>
<p>Figlio d&#8217;arte,venne avviato agli studi musicali dal padre Giuliano che era violinista della Cappella Palatina di Lucca. La sua formazione proseguì col violinista milanese Carlo Ambrogio Lonati. A Roma, dove soggiornò per qualche anno, si perfezionò sotto la guida di Arcangelo Corelli.</p>
<p>Divenne uno dei più grandi virtuosi di violino del suo tempo.</p>
<p>Dal 1707 rimpiazzò il padre alla Cappella Palatina, incarico che dovette lasciare nel 1710 a causa delle sue frequenti assenze.<br />
Nel 1711 divenne primo violino e direttore dell&#8217;orchestra del teatro dell&#8217;Opera di Napoli, ma pare che il suo modo acceso di suonare il violino, non fosse gradito, e che il suo modo rapsodico di dirigere l&#8217;orchestra generasse confusione, tanto che gli strumentisti non erano capaci di seguire i suo tempi.</p>
<p>Deluso dall&#8217;esperienza napoletana, ritornò per un breve periodo a Lucca, fino a quando, nel 1714, decise di tentare la sorte partendo per Londra, in quel periodo terra di conquista per i richiestissimi musicisti italiani, scelta che non poteva rivelarsi più azzeccata: potendosi fregiare dell&#8217;onore di esser stato un allievo di Corelli, la cui musica strumentale era in quel periodo il punto di riferimento in Inghilterra, Geminiani si vide aprire tutte le porte, ottenendo immediato successo ed importanti appoggi, a giudicare dai nomi dei dedicatari delle sue opere: il Conte di Essex, la Duchessa di Burlington, la Duchessa di Marlborough, la Contessa d&#8217;Orrery, e in particolare il Barone Johann Adolf Kielmansegg, ciambellano del Re Giorgio I.<br />
Secondo Sir John Hawkins, Geminiani « in breve tempo si segnalò a tal punto per le sue squisite interpretazioni che tutti coloro che professavano di comprendere o amare la musica, furono spinti ad andarlo ad ascoltare, e tra i nobili ve ne furono molti che di frequente si sentirono onorati di fargli da patroni&#8230; ». Ancora Hawkins riferisce come il monarca stesso « invitò a suonare a corte il virtuoso violinista Francesco Geminiani, il quale accettò di suonare solo se accompagnato al cembalo da Haendel. Al termine gli elogi furono per entrambi, anche se tutti sapevano che solo il sassone avrebbe potuto stare alla pari del brillante Geminiani e accettare tutte le sue licenze ritmiche ».</p>
<p>A parte questo aneddoto non si hanno testimonianze di altri rapporti diretti fra i due compositori, attivi a Londra nello stesso periodo.<br />
A Londra svolse un&#8217;intensa attività di concertista e d&#8217;insegnante per alcuni anni. Tra i suoi allievi si ricordano il violinista Matthew Dubourg, che condusse l&#8217;orchestra al primo spettacolo a Dublino del Messiah di Haendel, Michael Festing, in seguito Master of the King&#8217;s Musick, e il noto compositore di concerti Charles Avison.</p>
<p>Si dedicò inoltre alla composizione, pubblicando due raccolte di Sonate per violino, una per violoncello, due per clavicembalo, tre di Concerti Grossi, la musica di scena The Inchanted Forrest, e un discreto numero di elaborazioni e trascrizioni di proprie musiche e di Corelli.<br />
Come il suo maestro, Geminiani si dedicò esclusivamente al genere strumentale, trascurando totalmente quello vocale, e dimostrò una predilezione per la forma del Concerto Grosso: ce ne ha lasciati venticinque di suoi, più un&#8217;altra dozzina mutuati da Corelli.<br />
Iniziò a dare alle stampe le sue composizioni nel 1716 con le 12 Sonate per violino, op. 1, dedicate al suo protettore Kielmansegg, che « ebbero un tale effetto, che la gente prese a chiedersi, senza poter risolvere il dilemma, quale fosse la qualità in cui Geminiani raggiungeva le vette dell&#8217;eccellenza: la sua finezza come esecutore, la sua abilità tecnica, oppure il buon gusto del suo stile, nelle sue composizioni ».</p>
<p>Trascorsero ben dieci anni, durante i quali poco si sa della sua attività, se non che si buttò sul collezionismo e il commercio di quadri, passione trasmessagli da Corelli, anch&#8217;egli collezionista di ritratti ad olio; passione bruciante, che lo travolse, non tanto perché arrivò ad affermare che &#8220;amava più la pittura che la musica&#8221;, quanto perché lo portò diritto in carcere a causa dei debiti accumulati. Ma grazie alla magnanima intercessione del Conte di Essex venne infine rilasciato.</p>
<p>Geminiani ritornò agli onori delle cronache musicali nel 1726, quando pubblicò un arrangiamento per Concerto Grosso delle prime sei sonate per violino op. 5 di Corelli, un chiaro tributo al suo celebre maestro, e che Geminiani volle dedicare nientemeno che al monarca Giorgio I.</p>
<p>L&#8217;operazione riscosse un tale successo che tre anni dopo pubblicò la seconda serie (nn. 7-12), con la celebre Follia, che rimane uno dei suoi lavori più eseguiti ai giorni nostri, a suggello finale della raccolta.</p>
<p>Va detto, che rispetto alla prima serie, qui Geminiani non intervenne che marginalmente sulla rielaborazione del testo originale del maestro di Fusignano, limitandosi a creare una sonorità più ampia.</p>
<p>Nel 1728 il Conte di Essex caldeggiò la candidatura di Geminiani a Maestro e Compositore di Musica di Stato in Irlanda, carica che però gli fu negata, in quanto cattolico, e onore che toccò così al suo allievo Dubourg.</p>
<p>Si spense a Dublino il 17 settembre 1762.</p>
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		<title>Giovanni Battista Pergolesi &#8211; Biografia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nacque a Jesi, il giorno 4 gennaio 1710. Il suo cognome deriva dalla località d&#8217;origine della famiglia paterna che si era trasferita da una località chiamata Pergola. Il cognome originale era Draghi. Inizia a ricevere le prime nozioni di musica da due sacerdoti e da un marchese del luogo, prima di passare alla scuola del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/pergolesi1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5449" title="pergolesi" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/pergolesi1.jpg" alt="pergolesi" width="300" height="285" /></a></p>
<p>Nacque a Jesi, il giorno 4 gennaio 1710.</p>
<p>Il suo cognome deriva dalla località d&#8217;origine della famiglia paterna che si era trasferita da una località chiamata Pergola.</p>
<p>Il cognome originale era Draghi.</p>
<p>Inizia a ricevere le prime nozioni di musica da due sacerdoti e da un marchese del luogo, prima di passare alla scuola del Maestro di cappella comunale, Mondini, e di quello del duomo, Santi.</p>
<p>Da subito dimostra un talento naturale tanto da essere considerato un fanciullo prodigio.</p>
<p>Il padre, con l&#8217;appoggio finanziario del marchese Cardolo Maria Pianetti, lo manda a studiare a Napoli, dove Giovanni Battista viene ammesso al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo e dove continua lo studio del violino con De Matteis, iniziando &#8220;contrappunto e suono di tasti&#8221; con il Maestro Greco passando poi, nel 1728, sotto la guida di Francesco Durante.</p>
<p>Durante il periodo di studi Pergolesi si dimostra valente violinista, tanto che nei registri dell&#8217;anno scolastico 1729-1730 compare come &#8220;capo-paranza&#8221;, incaricato di guidare un piccolo gruppo di strumentisti, detto appunto &#8220;paranza&#8221;, alle manifestazioni cittadine come i funerali, le messe, le feste, che vedevano la partecipazione di numerosi giovani allievi dei Conservatori.</p>
<p>Le sue prime composizioni sono datate attorno al 1730: &#8220;La fenice sul rogo, ovvero la morte di San Giuseppe, oratorio in 2 parti&#8221;, &#8220;Li prodigii della Divina Grazia nella conversione di San Guglielmo Duca d&#8217;Aquitania, la &#8220;Messa in Re maggiore&#8221;, &#8220;Salustia&#8221; (prima opera seria, adattamento dell&#8217;Alessandro Severo di Zeno, con cui Pergolesi esordisce al Teatro di San Bartolomeo).</p>
<p>Terminati gli studi presso il Conservatorio, dopo la morte del padre viene assunto come Maestro di cappella del principe di Stigliano Colonna, uno degli Eletti della municipalità napoletana e tra i nobili più in vista.</p>
<p>In questo periodo compone &#8220;Lo frate &#8216;nnamurato&#8221;, la sua prima &#8220;opera buffa&#8221;, genere per cui è considerato ancora oggi uno dei compositori più importanti.<br />
Nel 1733 mette in scena al teatro San Bartolomeo &#8220;Il prigionier superbo&#8221;, i cui intermezzi, col titolo &#8220;La serva padrona&#8221;, vengono salutati da un vero trionfo ed iniziano così vita autonoma al di fuori del dramma a cui sono originalmente destinati.</p>
<p>La stessa sorte spetta l&#8217;anno seguente all&#8217;&#8221;Adriano in Siria&#8221;, del quale ancora una volta ottengono un grande successo gli intermezzi, &#8220;Livietta e Tracollo&#8221;.</p>
<p>Nel 1735 viene invitato a Roma per mettere in scena al Tor di Nona &#8220;L&#8217;Olimpiade&#8221;, che però non riscuote il favore del pubblico.</p>
<p>Rientrato a Napoli, diventa organista soprannumerario della cappella regia e nell&#8217;autunno dello stesso anno rappresenta al Teatro Nuovo la sua ultima opera buffa, &#8220;Il Flaminio&#8221;.</p>
<p>Condannato dalla tisi, Pergolesi si ritira nel convento dei cappuccini di Pozzuoli dove termina una delle sue opere più importanti e forse il suo più significativo capolavoro: lo &#8220;Stabat Mater&#8221;.<br />
Tenta di riprendersi dalla malattia polmonare che già da anni lo affligge, ma la tisi lo conduce alla morte il 16 marzo 1736 a Pozzuoli alla giovane età di ventisei anni.</p>
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		<title>Shlomo Mintz &#8211; Come rendere intimo l&#8217;ascolto anche in una sala spaziosa</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 16:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopold</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cadenza &#8211; Concerto in Re maggiore di Paganini Vi proponiamo la Cadenza del concerto in Re Maggiore di Paganini. Il violino-protagonista è nella mani di Shlomo Mintz. Shlomo Mintz è un nome autorevole, come se fosse ormai una sorta di patriarca, magari un giovane patriarca. Più giovani di lui, altri formidabili violinisti sono giunti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/10/Mintz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5021" title="Mintz" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/10/Mintz.jpg" alt="Mintz" width="375" height="250" /></a></p>
<h2><strong>Cadenza &#8211; Concerto in Re maggiore di Paganini</strong></h2>
<p>Vi proponiamo la Cadenza del concerto in Re Maggiore di Paganini.</p>
<p>Il violino-protagonista è nella mani di <strong>Shlomo Mintz</strong>.</p>
<p>Shlomo Mintz è un nome autorevole, come se fosse ormai una sorta di patriarca, magari un giovane patriarca.</p>
<p>Più giovani di lui, altri formidabili violinisti sono giunti nel frattempo alla ribalta, ma il suo fascino rimane ancora fresco e intatto, come se fosse toccato da una grazia speciale.</p>
<p>Sarà perché calca il palcoscenico fin da ragazzino, quando sbalordiva il pubblico di ogni paese con una musicalità dirompente e una maestria prodigiosa nel maneggiare il violino. Non sono molti i violinisti che hanno avuto l’onore e il coraggio di compiere il loro esordio discografico, a soli 17 anni, con i 24 Capricci di Paganini.</p>
<p>Si dice che era magnifico ascoltare il suono pieno e rotondo di quel giovanotto dal sorriso aperto, con uno strano ciuffo di capelli rossicci, che lo faceva assomigliare a un ussaro lanciato al galoppo nella mischia del virtuosismo trascendentale.</p>
<p>Sarà anche, forse, per il fatto che ha perduto il padre spirituale, l’inimitabile Isaac Stern, il musicista che ha scoperto, guidato e promosso il suo precoce talento. La scomparsa di Stern lo pone in un certo qual modo nella condizione di proseguire il cammino nella musica che il grande maestro ha lasciato incompiuto, sostituendolo nel compito d’incoraggiare nuovi musicisti a portare avanti un tipo di tradizione interpretativa che chiameremo, per comodità, classica.</p>
<p>Col tempo Mintz ha cambiato parecchi aspetti del suo modo di suonare e si è avvicinato decisamente a quella matura saggezza, che costituiva il tratto caratteristico delle suggestive interpretazioni dell’ultimo Stern. Riposte le armi del virtuosismo e resa più calda ed espressiva la voce del suo violino, Mintz ha raccolto il principale precetto del maestro, che indicava sempre come qualità ideale per un solista la capacità di portare il pubblico vicino alla musica, <strong>rendere intimo l’ascolto anche nella sala più spaziosa</strong>.</p>
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		<title>Breve biografia di Giuseppe Tartini</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 07:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nacque a Pirano ovvero Pirano d&#8217;Istria il 12 aprile 1692. Violinista e compositore. Il suo nome é legato alla sua opera più famosa ovvero la celebre sonata per violino in sol minore Il Trillo del Diavolo. Entrò dapprima alla scuola dell&#8217; Oratorio di San Filippo Neri, ma essendosi ben presto distinto per le sue brillanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/09/TartiniRitrattoGiovane1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4473" title="TartiniRitrattoGiovane" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/09/TartiniRitrattoGiovane1.jpg" alt="TartiniRitrattoGiovane" width="340" height="379" /></a></p>
<p>Nacque a Pirano ovvero Pirano d&#8217;Istria il 12 aprile 1692.<br />
Violinista e compositore. Il suo nome é  legato alla sua opera più famosa ovvero la celebre sonata per violino in sol minore <strong>Il Trillo del Diavolo.</strong></p>
<p>Entrò dapprima alla scuola dell&#8217; Oratorio di San Filippo Neri, ma essendosi ben presto distinto per le sue brillanti disposizioni, fu inviato a Capo d&#8217;Istria per completare i suoi studi al collegio dei padri delle scuole. Fu lì che ricevette le prime lezioni di musica e violino. L&#8217;arte della scherma gli divenne egualmente familiare, tanto che in poco tempo superò il suo maestro.</p>
<p>I suoi genitori avevano creduto di poterlo far entrare come francescano nel monastero dei minoriti, ma non potendo riuscirvi, lo mandarono, nel 1710, all&#8217;università di Padova per studiarvi la giurisprudenza e intraprendere la carriera di avvocato. Le sue grandi capacità gli resero questo studio così facile che ebbe anche il tempo di perfezionarsi nella scherma e di segnalarsi per parecchi duelli. Questa passione divenne tanto forte che Tartini volle andare a Parigi o a Napoli per divenire maestro d&#8217;armi, e avrebbe certo messo in atto questo progetto senza esitare se non si fosse innamorato di una damigella a cui dava lezioni e che sposò poi in segreto. Questo matrimonio gli attirò la collera dei genitori che l&#8217;abbandonarono al suo destino. Tartini si trovò, pertanto, tanto più imbarazzato, visto che appartenendo sua moglie alla famiglia del vescovo di Padova (Giorgio Cornaro), aveva da temere la persecuzione di quest&#8217;ultimo. Non gli restò altra scelta che lasciarla a Padova e fuggire a Roma, travestito da pellegrino. Non trovando sicurezza in nessun luogo, errò di città in città. Il convento dei minoriti ad Assisi, il cui guardiano era un suo parente, gli offrì infine un asilo sicuro contro l&#8217;ira del cardinale.</p>
<p>Dimorò due anni in questo monastero e si applicò allo studio del violino che aveva quasi completamente trascurato a Padova. Le lezioni di padre Boemo, celebre organista di questo convento, completarono la sua iniziazione all&#8217;arte della musica. Un altro vantaggio che ebbe per lui questo ritiro isolato, fu il totale cambiamento del carattere. Da violento e superbo che era, divenne amabile e modesto e perse per sempre, grazie a questa vita tranquilla, i difetti che erano stati all&#8217;origine di tutte le sue sventure. Il suo nascondiglio era rimasto a lungo sconosciuto; ma un incidente imprevisto lo fece scoprire: suonando il violino nel coro della chiesa, un colpo di vento sollevò la tenda che lo nascondeva alla vista dei presenti e fu riconosciuto. Tartini si credette perduto, ma quale fu la sua sorpresa quando seppe che il cardinale l&#8217;aveva perdonato e lo cercava per condurlo nelle braccia della sua sposa!</p>
<p>Di ritorno a Padova, fu chiamato a Venezia per far parte di un&#8217;accademia che doveva nascere sotto gli auspici del re di Polonia. Vi si recò con la sua sposa, ma lì ebbe occasione di ascoltare il famoso violinista Veracini e fu tanto colpito dalla sua tecnica ardita e nuova che preferì lasciare la città l&#8217;indomani stesso, piuttosto che entrare in concorrenza con lui. Inviò la sua sposa a Pirano, presso suo fratello e si ritirò ad Ancona per dedicarsi liberamente allo studio. È a partire da quest&#8217;epoca (1714) che inventò un modo nuovo di suonare il violino ed è sempre nello stesso periodo che fece la scoperta del fenomeno del terzo suono (toni risultanti o toni di Tartini) ovvero della risonanza della terza nota dell&#8217;accordo, quando si fanno sentire le due note superiori.</p>
<p>Nel 1721 fu messo a capo dell&#8217;orchestra di Sant&#8217;Antonio di Padova, questa cappella, una delle meglio assortite d&#8217;Italia, aveva quaranta musicisti, di cui sedici cantanti. Nel 1732 fu chiamato a Praga per l&#8217;incoronazione dell&#8217;imperatore Carlo VI,. Vi rimase per tre anni con il suo amico Antonio Vandini, violoncellista al servizio del conte Kinsky. È in questa città che Quantz lo sentì, e ne parlò in questi termini:<br />
« Tartini è un violinista di prim&#8217;ordine, ricava dei suoni molto belli dal suo strumento, le sue dita e il suo archetto gli obbediscono egualmente bene, esegue i passaggi più difficili senza pena, fa con perfezione e con tutte le dita, trilli e anche doppi trilli e suona molto nel registro acuto, ma la sua esecuzione non ha niente di toccante, il suo gusto non è nobile e spesso è del tutto contrario alla buona maniera. »</p>
<p>Tartini ha senza dubbio saputo acquisire in seguito dal punto di vista dell&#8217;espressione e del gusto ciò che gli mancava allora, a giudizio di Quantz, poiché, ogni volta che sentiva suonare con destrezza, ma senz&#8217;anima, diceva: «questo è bello! Questo è difficile, ma non parla all&#8217;anima!». Da Praga tornò a Padova con il suo amico Vandini. A partire da quest&#8217;epoca nulla poté più convincerlo ad accettare di mettersi al servizio di uno straniero, per quanto vantaggiose fossero le proposte che gli venivano fatte. Nel 1728 fondò a Padova una scuola di musica e pochi maestri hanno formato così tanti buoni allievi. Lo si chiamava il maestro delle nazioni. La sua scuola ha fornito grandi musicisti a Francia, Inghilterra, Germania e Italia. Pagin si recò espressamente a Padova per formarsi sotto la sua direzione. I suoi altri allievi furono Nardini, Pasqualino Bini, Alberghi, Domenico Ferrari, Carminati, Madame Sirmen e Lahoussaye e Capuzzi. Oltre tali nomi, deve essere ricordato, fuori dalla scuola strettamente violinistica, il più famoso dei suoi allievi, il grande compositore Antonio Salieri, che da Tartini prese lezioni durante i suoi anni giovanili a Venezia. Sembra che la moglie di Tartini fosse una vera Santippe a questo riguardo e che egli avesse per lei la pazienza e la dolcezza di un Socrate: nutriva più famiglie indigenti e fece allevare più orfani a sue spese. Dava anche lezioni gratuite a quelli che volevano apprendere la musica e non avevano mezzi per pagarlo. Il posto che occupò per trent&#8217;anni, non gli rendeva che 400 ducati e non era obbligato a suonare che alle feste, ciò nonostante, non lasciava passare una settimana senza suonare più volte.</p>
<p>In età molto avanzata, fu colpito dallo scorbuto. Nardini, suo allievo favorito, partì da Livorno alla notizia della sua malattia e gli prodigò le sue cure fino all&#8217;ultimo momento. Tartini morì il 26 febbraio 1770. Aveva lasciato tutti i suoi scritti al suo protettore il conte di Thurn und Taxis e aveva chiesto a padre Colombo di pubblicare il suo trattato del suono. Il suo corpo fu deposto nella chiesa di Santa Caterina, una cerimonia funebre, ordinata dal suo successore, Giulio Meneghini, fu celebrata in suo onore nella chiesa dei serviti. L&#8217;abate Fanzago pronunciò il suo elogio e la cappella di Sant&#8217;Antonio eseguì un requiem di composizione di Vallotti.</p>
<p><em>Liberamente tratto da wikipedia.</em></p>
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		<title>Breve Biografia di Jascha Heifetz</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 09:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nacque in una famiglia ebrea a Vilna (Lituania) il 2 febbario 1901. Il padre, Ruvn Heifetz, era un insegnante di violino e fu primo violino di spalla nell&#8217;Orchestra del Teatro di Vilna per una stagione prima che il teatro chiudesse. Jascha cominciò a studiare violino all&#8217;età di 3 anni sotto la guida del padre. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/08/jascha-heifetz.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4045" title="omuscia181p1" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/08/jascha-heifetz-300x233.jpg" alt="omuscia181p1" width="300" height="233" /></a></p>
<p>Nacque in una famiglia ebrea a Vilna (Lituania) il 2 febbario 1901.</p>
<p>Il padre, Ruvn Heifetz, era un insegnante di violino e fu  primo violino di spalla nell&#8217;Orchestra del Teatro di Vilna per una stagione prima che il teatro chiudesse.</p>
<p>Jascha cominciò a studiare violino all&#8217;età di 3 anni sotto la guida del padre.</p>
<p>A cinque anni cominciò a prendere lezioni da Ilya D. Malkin, un allievo di Leopold Auer.</p>
<p>Heifetz fu un bambino prodigio, e fece il suo debutto in pubblico all&#8217;età di 7 anni a Kovno, ora Kaunas, in Lituania suonando il Concerto per Violino op. 64 di Mendelssohn.</p>
<p>Nel 1910 cominciò a frequentare il Conservatorio di San Pietroburgo dove continuò a studiare sotto la guida di Leopold Auer.</p>
<p>Suonò in Germania e in Scandinavia, e a 12 anni incontrò il celebre violinista Fritz Kreisler,  assieme ad altri grandi violinisti.</p>
<p>Kreisler, dopo aver accompagnato il giovane Heifetz al pianoforte nell&#8217;esecuzione del Concerto in mi minore di Mendelssohn, disse ai presenti &#8220;Adesso possiamo rompere i nostri violini sulle nostre ginocchia!&#8221; Heifetz visitò buona parte dell&#8217;Europa nel periodo della sua adolescenza.</p>
<p>Ebbe due matrimoni entrambi finiti col divorzio e 3 figli. Si sposò nel 1928 con Florence Vidor diva del cinema muto ed ex moglie di King Vidor, adottarono Suzanne ma ebbero anche 2 figli: Josefa (1930) e Robert (1932-2001), divorziarono nel 1945.</p>
<p>Un secondo matrimonio fu contratto nel 47 con Frances Spiegelberg da cui nacque Joseph, il divorzio nel 1962.</p>
<p>Il 27 ottobre 1917 Heifetz suonò per la prima volta in pubblico negli Stati Uniti; il recital tenutosi quella sera nella rinomata Carnegie Hall fu l&#8217;emblema della leggenda che Heifetz sarebbe stato lungo la sua carriera.</p>
<p>Heifetz rimase negli Stati Uniti e nel 1925 ottenne la cittadinanza statunitense.</p>
<p>L&#8217;ultimo recital nel 1972 a Los Angeles quando soffriva già di una grave forma di artrite.</p>
<p>Ha dedicato l&#8217;ultima parte della sua vita all&#8217;insegnamento presso la University of Southern California.<br />
<strong>Una nota di una certa rilevanza riguarda il fatto che possedesse uno Stradivari del 1731 e un Guarneri del Gesù del 1742 appartenuto a Ferdinand David che su questo stesso violino suonò la prima assoluta del concerto di Mendelssohn.</strong></p>
<p>Morì a Los Angeles il 10 dicembre del 1987.</p>
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