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	<title>Musica Colta &#187; pianisti</title>
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	<description>L&#039;Uomo, il Tempo e la Musica</description>
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		<title>Marija Judina &#8211; La Pianista che tenne testa a Stalin</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 08:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MC</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marija Veniaminovna Judina (9 settembre 1899 &#8211; 19 novembre 1970). Studiò al Conservatorio di San Pietroburgo sotto la guida di Leonid Nikolaev ed ebbe come compagni di classe Dmitrij Šostakovič e Vladimir Sofronickij. Il suo talento si espresse in gran parte con le interpretazioni di Bach e Beethoven, benchè fosse allo stesso tempo un&#8217;ottima interprete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2010/08/judina2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7947" style="margin: 3px;" title="judina2" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2010/08/judina2.jpg" alt="" width="294" height="218" /></a>Marija Veniaminovna Judina (9 settembre 1899  &#8211; 19 novembre 1970).</p>
<p>Studiò al Conservatorio di San Pietroburgo sotto la guida di Leonid Nikolaev ed ebbe come compagni di classe Dmitrij Šostakovič e Vladimir Sofronickij. Il suo talento si espresse in gran parte con le interpretazioni di Bach e Beethoven, benchè fosse allo stesso tempo un&#8217;ottima interprete della musica contemporanea, tra cui quella di Šostakovič. Judina era una virtuosa che non perse mai il senso profondo della Musica e le sue interpretazioni espressero sempre grande profondità ed un vigore quasi inusuale per una donna.</p>
<p>Una leggenda lega il suo nome a quello di Stalin: una notte il dittatore sovietico ascoltò alla radio il concerto per pianoforte in La maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart eseguito dalla Judina, domandandone poi una copia. L&#8217;esecuzione alla radio era dal vivo, perciò la pianista fu chiamata nel cuore della notte e portata in uno studio di registrazione dove una piccola orchestra era stata nel frattempo improvvisata. Quella notte dovettero cambiare ben tre direttori poiché i primi due avevano paura che la registrazione non soddisfacesse Stalin e che questi si accorgesse che non era il concerto che aveva sentito e solo il terzo direttore riuscì a confezionare la registrazione: si dice che Stalin scoppiò in lacrime fin dalle prime battute durante l&#8217;ascolto di quell&#8217;esecuzione. La leggenda nacque quando si disse che alla morte di Stalin quel disco fosse ancora sul suo giradischi. Non fu invece leggenda il fatto che dopo aver ricevuto il disco, Stalin ricompensò la pianista con una importante somma di denaro. La pianista lo ringraziò inviandogli una lettera in cui scriveva: &#8221; La ringrazio, ho però dato i soldi alla mia chiesa e pregherò per Lei perché il buon Dio La perdoni per tutte le atrocità che ha commesso verso il popolo&#8221;.<br />
Inspiegabilmente non subì alcuna conseguenza.</p>
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		<title>Svjatoslav Richter &#8211; Biografia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopold</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Svjatoslav Teofilovič Richter (20 marzo 1915 – Mosca, 1 agosto 1997) E&#8217; stato un pianista ucraino, nato da genitori russi, ma di origine tedesca da parte del nonno paterno. Uno dei più leggendari pianisti del XX secolo. Crebbe a Odessa e la sua prima formazione musicale fu in prevalenza da autodidatta. Suo padre, professore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Svjatoslav Teofilovič Richter</h2>
<h3>(20 marzo 1915 – Mosca, 1 agosto 1997)</h3>
<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/richter1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5401" title="richter1" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/richter1.jpg" alt="richter1" width="425" height="478" /></a></p>
<p>E&#8217; stato un pianista ucraino, nato da genitori russi, ma di origine tedesca da parte del nonno paterno.</p>
<p>Uno dei più leggendari pianisti del XX secolo.</p>
<p>Crebbe a Odessa e la sua prima formazione musicale fu in prevalenza da autodidatta.</p>
<p>Suo padre, professore di pianoforte e organista, gli impartì un&#8217;educazione musicale di base, ma Svjatoslav imparò a suonare eseguendo i lavori pianisti che più gli aggradavano, comprese le partiture per pianoforte dei drammi musicali di Wagner, in quel periodo si mantenne facendo l&#8217;accompagnatore al pianoforte di cantanti lirici, dapprima al &#8220;Club dei marinai&#8221; di Odessa, poi nel locale Teatro dell&#8217;Opera.</p>
<p>In un&#8217;intervista pubblicata all&#8217;inizio degli anni novanta, Richter raccontò che, durante la sua avventurosa adolescenza ad Odessa, fu molto più interessato alla direzione d&#8217;orchestra che al pianoforte e che, la sua vera passione giovanile, furono le opere liriche di Verdi, Wagner e Puccini piuttosto che i lavori pianistici dei grandi autori ottocenteschi, che poi sarebbero diventati una pietra miliare del suo repertorio.</p>
<p>Nel 1934, mentre lavorava ancora all&#8217;Opera di Odessa, Richter tenne il suo primo concerto in pubblico come pianista, tuttavia non iniziò formalmente lo studio del pianoforte per altri tre anni, quando si iscrisse al Conservatorio Čajkovskij di Mosca, che salutò l&#8217;esame di ammissione per il giovane prodigio.</p>
<p>Studiò con Heinrich Neuhaus che aveva insegnato anche ad Emil Gilels e che indicava Richter come &#8220;lo studente geniale, il cui arrivo aveva atteso per tutta la vita&#8221;.</p>
<p>Nel 1940, mentre era ancora uno studente, suonò in anteprima mondiale la Sonata per pianoforte N. 6 di Sergej Prokof&#8217;ev, il compositore alle cui opere sarà in seguito invariabilmente associato.</p>
<p>Divenne anche noto per aver saltato delle lezioni obbligatorie al conservatorio ed essere stato espulso per due volte durante il primo anno.</p>
<p>L&#8217;occidente iniziò a conoscere Richter e la sua fama grazie a delle registrazioni eseguite durante gli anni cinquanta.</p>
<p>Non gli fu permesso di recarsi in tour negli Stati Uniti fino al 1960, ma quando ciò avvenne le sue tournée furono memorabili.</p>
<p>Le grandi sale da concerto comunque non erano particolarmente amate da Richter, che preferiva un ambiente più intimo, in tarda età volle suonare quasi sempre in piccole sale, quasi oscurate, a volte con una sola piccola lampada che illuminava pianoforte e leggìo (negli ultimi anni, nonostante in gioventù avesse avuto una memoria prodigiosa, preferì abbandonare l&#8217;abitudine, mantenuta fin verso i sessant&#8217;anni, di eseguire mnemonicamente le opere proposte in concerto).</p>
<p>Morì a Mosca mentre stava preparando una tournée concertistica, all&#8217;età di ottantadue anni.</p>
<p>Il suo repertorio, molto ampio, spaziava dal periodo barocco alla musica contemporanea. Tra le incisioni più famose, ci restano le sue registrazioni delle opere di Franz Schubert, Ludwig van Beethoven, Johann Sebastian Bach (il cui Clavicembalo ben temperato si dice che sia stato imparato a memoria di getto in un mese), Frederic Chopin, Franz Liszt, Sergej Prokof&#8217;ev, Sergej Rachmaninov e tanti altri. La critica lo ritiene uno dei più fini interpreti delle opere per pianoforte di Robert Schumann.</p>
<p>Ha suonato per la prima esecuzione della Sonata N. 7 di Prokofiev, imparandola in soli quattro giorni prima di portarla in pubblico e Prokofiev ha dedicato a lui la sua Sonata N. 9. Oltre al repertorio solista, a Sviatoslav Richter piaceva anche la musica da camera, con musicisti come David Oistrakh, Benjamin Britten, Pierre Fournier e Mstislav Rostropovič. Il segreto della sua memoria (per molti anni suonò impegnativi programmi senza spartito ma in seguito abbandonò questa abitudine, che in tarda età stigmatizzò come un vezzo inutile), era semplicemente il risultato della straordinaria abnegazione con cui si applicava nello studio: si dice che studiasse in media 10-12 ore al giorno (anche se lui stesso smentì quest&#8217;affermazione, dicendo che non superava mai le tre ore). La forza e la padronanza dello strumento acquisite con questo impegno hanno fatto di Richter un punto di riferimento per i pianisti di nuova generazione (da Arturo Benedetti Michelangeli a Martha Argerich a Maurizio Pollini).</p>
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		<title>Richter lo Sciamano del Pianoforte</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopold</dc:creator>
				<category><![CDATA[biografie]]></category>
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		<category><![CDATA[novecento]]></category>
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		<description><![CDATA[Per descrivere chi è stato questo grande pianista ci affidiamo ad un articolo scritto il giorno successivo la sua morte. E&#8217; morto a 82 anni il grande musicista russo che &#8220;rileggeva&#8221; i classici Addio a Richter, lo sciamano del pianoforte E&#8217; morto ieri a 82 anni, nella sua dacia vicino a Mosca, il grande pianista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/richter_photo_lcl_421.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5395" title="richter_photo_lcl_421" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/11/richter_photo_lcl_421.jpg" alt="richter_photo_lcl_421" width="400" height="342" /></a></p>
<p><em>Per descrivere chi è stato questo grande pianista ci affidiamo ad un articolo scritto il giorno successivo la sua morte.</em></p>
<h3>E&#8217; morto a 82 anni il grande musicista russo che &#8220;rileggeva&#8221; i classici</h3>
<p>Addio a Richter, lo sciamano del pianoforte E&#8217; morto ieri a 82 anni, nella sua dacia vicino a Mosca, il grande pianista Svjatoslav Richter, colpito da un improvviso attacco cardiaco. Per lui, funerali di Stato.Negli ultimi anni della sua prodigiosa carriera, Svjatoslav Richter aveva inventato uno strano cerimoniale: si presentava al proscenio a passi affrettati, una maschera infelice sul volto, si inchinava con la compostezza di un diplomatico che presenzi a un funerale di Stato, metteva lo spartito sul leggio e accendeva una minuscola lampada vicino al pianoforte. Suonava cosi&#8217;, in un buio spettrale; rifiutava il solito show dei concerti eseguiti a memoria. La suggestione era tale che i suoni sprigionati dalla tastiera parevano salire da un fondaco di ombrose memorie. Gli autori piu&#8217; noti, Bach, Beethoven, Chopin, il suo incredibile Ravel congelato in una smorfia crudele, erano &#8220;riletti&#8221;, nel senso piu&#8217; preciso della parola, come se il pentagramma recasse un messaggio d&#8217;oltretomba. Non sempre Richter era in grande serata: fra i maggiori pianisti del nostro secolo egli e&#8217; stato forse il piu&#8217; discontinuo; ma quando qualcosa di ignotissimo, uno specie di turbamento dell&#8217;anima, gli si muoveva dentro, il pianoforte sembrava il marmo da scalpellare, perche&#8217; si rivelasse la statua invisibile contenuta al suo interno. Ne venivano esecuzioni dotate di un senso della grandezza assoluto, quasi intimidatorio: Beethoven o Brahms erano, d&#8217;improvviso, immani erme evocate nel rito della sala buia. Questa dimensione grandeggiante del pianismo di Richter si esprimeva innanzi tutto in uno strapotere tecnico quale pochi hanno pareggiato. Egli sbagliava molte note, e cio&#8217; non aveva la minima importanza: il modo di scolpire la frase, di far esplodere l&#8217;avorio della tastiera o di far schizzare le corde dal telaio del nero strumento, era letteralmente incredibile. Le prime sue apparizioni in Occidente furono sconvolgenti: Richter non possedeva lo charme, la leggerezza, il fruscio di seta, la malinconia dell&#8217;attimo che riverberavano con Moiseivitch, Cherkassky, Friedman, Hofmann, spesso con Horowitz, ma mostrava una forza gigantesca, tale da schiacciare un brano &#8220;spaccadita&#8221; come la &#8220;Toccata&#8221; di Schumann in una macchina d&#8217;acciaio. Di grandi virtuosi questa seconda meta&#8217; del secolo e&#8217; stata colma: cio&#8217; che rendeva unico Richter era la monumentalita&#8217; della Forma ch&#8217;egli di volta in volta creava o distruggeva. Poteva suonare le &#8220;Variazioni Diabelli&#8221; di Beethoven serrandole in una coerenza strutturale senza respiro, o affrontare il &#8220;Concerto n. 2&#8243; di Brahms (di cui restano diversi dischi: il piu&#8217; grande e&#8217; quello realizzato con Evgenij Mravinskij) e frantumarlo in una &#8220;danse macabre&#8221; visionaria e fantasmagorica: alla fine dell&#8217;esecuzione scorgevi una cattedrale in rovina sotto un cielo sconvolto, come nelle celebri tele di Caspar David Friedrich. Se mai c&#8217;e&#8217; stato un pianista capace di portare alle conseguenze estreme l&#8217;impulso &#8220;faustiano&#8221; (secondo la definizione di Spengler) all&#8217;irrazionale, a uno spietato anti &#8211; umanesimo, questi era Svjatoslav Richter, che non ha caso si definiva &#8220;nato in Russia da famiglia tedesca&#8221;. Di russo, credo che Richter mostrasse soprattutto una concezione disperata del destino: chi abbia ascoltato la &#8220;Quinta Sonata&#8221; di Skrjabin, o certi Preludi di Rachmaninov, sotto le sue dita, sa che non esistono limiti alla soglia del dolore. Era come se quei brani nascessero dai segni della pagina scritta ma si dilatassero fino alla dissoluzione di tutto, a un suono o rumore livido e malato: a noi pareva di giungere all&#8217;&#8221;Isola dei morti&#8221; dipinta da Boecklin e messa in musica da Rachmaninov: alla dimora fredda del nulla. Ma la stessa impressione creavano lo Schubert di Richter o certo suo Chopin decomposto, o il Liszt della &#8220;Sonata in Si minore&#8221;. Quest&#8217;uomo timido, solitario, coltissimo e raffinatissimo (uno dei concerti italiani indimenticabili si tenne al Vittoriale, in memoria di Eleonora Duse da lui adorata) ha frequentato il sublime, ne ha trasmessa una risonanza sconfinata, ne ha testimoniata la confidenza con la morte: che, per ogni artista passato attraverso il patto con il diavolo, e&#8217; l&#8217;unica vera promessa.</p>
<p><em>Tratto dal Corriere della Sera del 2 agosto 1997 </em></p>
<p><em>e scritto da <strong>Francesco Colombo</strong>.</em></p>
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		<title>Breve biografia di Wilhelm Kempff</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 15:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leopold</dc:creator>
				<category><![CDATA[biografie]]></category>
		<category><![CDATA[pianisti]]></category>
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		<description><![CDATA[Wilhelm Kempff  è nato a Jüterbog (Germania) il 25 novembre 1895 ed é morto a Positano (Italia) il 23 maggio 1991. E&#8217; stato pianista, organista e compositore. Iniziò gli studi a Berlino e a Potsdam. I suoi tour iniziarono presto, essendo stato un artista molto precoce, già premiato a nove anni anche se le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/09/kempff.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4437" title="kempff" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/09/kempff.jpg" alt="kempff" width="320" height="445" /></a></p>
<p>Wilhelm Kempff  è nato a <strong>Jüterbog </strong>(Germania) il  25 novembre 1895 ed é morto a <strong>Positano </strong>(Italia) il  23 maggio 1991.</p>
<p>E&#8217; stato pianista, organista e compositore.</p>
<p>Iniziò gli studi a Berlino e a Potsdam. I suoi tour iniziarono presto, essendo stato un artista molto precoce, già premiato a nove anni anche se le sue prime apparizioni all&#8217;estero tardarono ad arrivare. Ad esempio la sua prima apparizione a Londra è del 1951, solo ancor più avanti negli anni suonò a New York, nel 1964.</p>
<p>Considerato uno dei più grandi pianisti del XX secolo, Kempff è molto famoso grazie alle numerose <strong>registrazioni </strong>e incisioni di Ludwig van <strong>Beethoven</strong>, Robert <strong>Schumann</strong>, Johannes <strong>Brahms</strong>, Franz <strong>Schubert</strong>, Wolfgang Amadeus <strong>Mozart</strong>, Johann Sebastian <strong>Bach</strong>, Franz <strong>Liszt </strong>e Frédéric <strong>Chopin</strong>.</p>
<p>Le sue registrazioni si estendono per un periodo di oltre sessant&#8217;anni.</p>
<p>E&#8217; stato tra i primi a registrare <strong>tutte le sonate di Franz Schubert</strong>, molto prima che diventassero popolari.</p>
<p>Ha anche suonato musica da camera con Yehudi Menuhin, Pierre Fournier, Mstislav e Rostropovich.</p>
<p>Particolarmente famose sono le registrazioni di tutte le sonate di <strong>Beethoven </strong>per violino e pianoforte insieme a <strong>Menuhin</strong>.</p>
<p>Un&#8217;attività meno nota di Kempff fu quella di <strong>compositore</strong>, che lo ha visto all&#8217;opera nelle composizioni di praticamente quasi ogni genere. La sua seconda sinfonia fu eseguita per la prima volta nel 1929 al Leipzig Gewandhaus da Wilhelm Furtwängler.</p>
<p>Ha anche trascritto un buon numero di opere di <strong>Bach </strong>e riveduto la trascrizione delle <strong>Variazioni Goldberg</strong> pubblicata attorno al 1900 da Ferruccio <strong>Busoni</strong>, trascrizione in parte da lui stesso utilizzata per l&#8217;incisione del luglio 1969, che lo vide interpretare un ruolo <strong>romantico</strong>, diametralmente opposto alla visione gouldiana, rappresentata dalla registrazione del 1955, di questo grande capolavoro.</p>
<p>In ogni caso la <strong>venerazione di Kempff per Busoni</strong> risaliva sicuramente alla più tenera età ed è evidente dal numero di trascrizioni che di Busoni utilizzò per incisioni e concerti, adattandole in parte all&#8217;ulteriore progresso tecnico dello strumento e alla diversa sensibilità dell&#8217;auditorio.</p>
<p>Egli non vide alcuna contraddizione nel <strong>suonare professionalmente due strumenti, l&#8217;organo e il pianoforte</strong>, nonostante i suoi<strong> severi insegnanti di pianoforte</strong> lo avessero grandemente sconsigliato; secondo loro la pratica sull&#8217;organo avrebbe ostacolato i suoi progressi sul pianoforte.</p>
<p>Tuttavia Kempff ignorò questi consigli.</p>
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		<title>Breve Biografia di Isaac Albeniz</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Isaac Manuel Francisco Albéniz  è nato a Camprodon, nella provincia catalana di Girona, in Spagna, il 29 maggio del 1860. E&#8217; stato un pianista e compositore fra i maggiori esponenti della sua scuola nazionale. Venne considerato un bambino prodigio tant&#8217;è che nel 1864, a soli quattro anni, debuttò al pianoforte davanti al grande pubblico del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/07/albeniz.jpg"><img class="size-medium wp-image-3956 alignright" style="margin: 3px;" title="albeniz" src="http://www.musicacolta.eu/mc/wp-content/uploads/2009/07/albeniz-230x300.jpg" alt="albeniz" width="230" height="300" /></a>Isaac Manuel Francisco Albéniz  è nato a Camprodon, nella provincia catalana di Girona, in Spagna, il 29 maggio del 1860.</p>
<p>E&#8217; stato un pianista e compositore fra i maggiori esponenti della sua scuola nazionale.</p>
<p>Venne considerato un bambino prodigio tant&#8217;è che nel 1864, a soli quattro anni, debuttò al pianoforte davanti al grande pubblico del teatro Romea di Barcellona.</p>
<p>Dopo aver preso lezioni private da Antoine François Marmontel a Parigi, dove continuava a esibirsi, nel 1867 sostenne e superò l&#8217;esame di ammissione al conservatorio della capitale francese.</p>
<p>La sua iscrizione fu però rifiutata a causa della troppo giovane età e studiò pertanto al conservatorio di Madrid.</p>
<p>Era un ragazzo indisciplinato; si sa che fuggì di casa; ma tale fuga è stata probabilmente mitizzata dalle biografie, sostenendo che egli si sia addirittura imbarcato per Porto Rico pagandosi il viaggio con i concerti. Qui sarebbe stato rintracciato dal padre Ángel, ispettore doganale appena trasferito a Cuba, ottenendo poi il permesso di proseguire. Non è implausibile che l&#8217;allora tredicenne musicista abbia avviato il suo tour nelle Americhe proprio al seguito del genitore.</p>
<p>In tutti i casi, il giovane Isaac tenne, intorno al 1875, concerti negli Stati Uniti, a Londra e a Lipsia, per essere poi ammesso al conservatorio di quest&#8217;ultima città. Di qui, si trasferì poco dopo al conservatorio di Bruxelles, dove confermò la pessima fama del suo carattere. Divenne infine allievo di Liszt a Budapest, Weimar e Roma.</p>
<p>Lo scapestrato giovane avrebbe messo, di colpo e definitivamente, la testa a posto sposando nel 1883 l&#8217;allieva Rosina Jordana. Nel frattempo aveva fatto la conoscenza di Felipe Pedrell, considerato il fondatore della scuola musicale nazionale spagnola. Questi lo esortò a sviluppare il patrimonio musicale nazionale, che Albéniz avrebbe poi calato nelle sue celebri suite.</p>
<p>Dopo un periodo di vita familiare a Madrid, fu di nuovo a Parigi e a Londra, dove visse dal 1889, stabilendo in Francia (1893) la residenza principale. A Parigi strinse amicizia con Chausson, Debussy, Dukas, Fauré e insegnò pianoforte alla Schola cantorum.</p>
<p>Nel 1900, mentre iniziava a soffrire di disturbi renali, tornò a comporre per il pianoforte. L&#8217;opera considerata il suo capolavoro, la suite Iberia, risale appunto agli ultimi anni, dal 1905 in poi.</p>
<p>Morì, non ancora quarantanovenne, a Cambo-les-Bains il 18 maggio 1909, di nefrite cronica o &#8220;morbo di Bright&#8221;.</p>
<p>Fu sepolto al Cementiri del Sudoest di Barcellona.</p>
<p>E&#8217; considerato l&#8217;erede del virtuosismo lisztiano, conoscitore delle nuove tendenze musicali francesi, Albéniz realizza, con de Falla, Turina e Granados la definitiva emancipazione della scuola spagnola dai modelli stranieri.</p>
<p>Celebre è la sua produzione per pianoforte, con la Suite española op. 47, España, Recuerdos de viaje e Iberia.</p>
<p>Famosissimo in tutto il mondo è il quinto brano della Suite española, Asturias (Leyenda), anche e soprattutto nella trascrizione per chitarra di Francisco Tárrega.</p>
<p>Molti altri brani di Albéniz si prestarono alla trascrizione per questo strumento.</p>
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