Pianoforte e Valzer vuol dire Chopin.
Se volessimo allargare l’orizzonte e considerare il Valzer in un’accezione più ampia dovremmo fare una lista che comprenda i valzer viennesi (Strauss), oppure lo “Invito alla danza” di Carl Maria von Weber, o il Secondo movimento della Sinfonia fantastica di Hector Berlioz, e anche il “Libiamo ne’ lieti calici” di Giuseppe Verdi nella La Traviata. Non dimentichiamo il Valzer del Faust di Charles Gounod, oppure il bellissimo Valzer dei fiori da Lo Schiaccianoci di Ciajkosky, o il Valzer di Musetta nella Bohème di Giacomo Puccini,
5 ottobre, 2010
Autore: MC
Il primi valzer
Il Valzer n.14, è uno dei primissimi che Chopin compose. Scritto verso il 1829, appartiene al periodo di Varsavia. La sua pubblicazione risale al 1868. Ascoltarlo dopo i valzer composti nella piena maturità artistica è estremamente efficace perchè permette di comprendere l’itinerario evolutivo seguito da Chopin in questo tipo di composizione. Qui riecheggiano ancora ritmi e melodie da ballo: il giovane musicista non ha ancora compiuto quelle trasformazioni che faranno dei suoi valzer momenti di intensa effusione lirica, attimi di sognante vivacità, oltre i confini della danza.
Evgeny
5 ottobre, 2010
Autore: MC
Moja Bieda (Il mio Dolore)
Il Valzer op.69 n.1 fu scritto nel 1836, ma pubblicato postumo. All’origine di questo pezzo vi è uno dei momenti più tristi della vita amorosa di Chopin. Nell’estate del 1835 si era recato a Karlsbad per soggiornare con i suoi cari. Di ritorno verso Parigi, conobbe a Dresda la famiglia Wodzinska. Tra il musicista e la sedicenne Maria Wodzinska nacque subito una felice intesa amorosa, tanto che Chopin arrivò a chiederla in moglie. Purtroppo, le condizioni cagionevoli della sua salute spinsero i genitori della giovane a
5 ottobre, 2010
Autore: MC
Artur Rubinstein
Con il Valzer op.64 n.2 si apre davanti a noi un mondo diverso rispetto quelli descritti da altri valzer, languido e interiore.
La melodia è melanconica e accorata e, anche quando si anima in rapidi passaggi, resta sospesa,ambigua, volutamente esitante nell’indugiare su frequenti cromatismi. La parte centrale ci investe con un caldo abbraccio, in cui le tensioni precedenti paiono dissolversi.
Di nuovo, il cambio di modo e di tonalità per enarmonia favoriscono questa totale trasformazione senza passaggi di collegamento e, come in un sogno,