analisi
Il violoncellista: Rostropovich Il grande musicista russo Mstislav Rostropovich è morto in un ospedale di Mosca, a ottant’anni, dopo una lunga malattia. Considerato il più grande violoncellista della nostra epoca, l’artista che, dopo il leggendario Pablo Casals, ha saputo al meglio esprimere le qualità e le potenzialità del suo strumento, meno considerato di altri, è stato anche un celebre direttore d’orchestra e un compositore. Ed è ricordato anche come uno dei più strenui oppositori del regime sovietico, amico dello scrittore Alezander Solzhenitsyn, che ospitò a casa sua per quattro anni, e

concerto
Agli inizi degli Anni Trenta, naturalmente del XIX secolo, Liszt, Kalkbrenner, Hiller e lo stesso Chopin davano spettacolo dei loro straordinari talenti nella capitale francese. Prima di allora, Chopin aveva ottenuto entusiastici consensi anche in altre capitali europee: a Vienna, l’esecuzione delle sue variazioni sul tema “Là ci darem la mano” provocò tra l’altro il noto articolo di Schumann che esordiva con l’esclamazione: “Giù il cappello, signori! Ecco un genio!”; a Varsavia. L’11 ottobre del 1830 la sua prima esecuzione del Concerto op. 11 riscosse un grande successo. Proprio con

classica
Vi proponiamo una breve analisi del concerto, e, allo stesso tempo, l’intensa esecuzione della violinista Anne Sophie Mutter con l’autorevole direzione di Herbert Von Karajan. PRIMO MOVIMENTO – Allegro ma non troppo Nel primo movimento, Beethoven raggiunge il giusto equilibrio tra i principi del concerto e quelli della forma-sonata. L’inizio fa presagire un seguito ricco di avvenimenti. Le cinque note sommessamente ribattute dai timpani sembrano nulla più che un segnale di apertura, invece le ritroveremo lungo tutto il pezzo come elemento essenziale, come idea ricorrente che  Beethoven rivestirà di varie forme cantabili.
classica
Il Concerto “capolavoro” che rischiò di essere dimenticato dallo stesso autore E’ considerato un’opera di pura bellezza che venne alla luce nel 1806, anno che fu per Beethoven molto prolofico ed in cui scrisse la Quarta, la Quinta, la Sesta ed il Fidelio. Dopo anni di generosa ospitalità da parte della famiglia Lichnowsky, dopo molti tentennamenti ed a causa di una certa incompatibilità di carattere, abbandonò il rifugio sicuro e cominciò a vivere da solo a Vienna. In questo momento di cambiamento e di rinnovamento, soprattutto interiore, nacque il
classica
Il concerto dell’Imperatore di Beethoven Glenn Gould – Pianoforte L’ultimo dei cinque concerti beethoviniani per pianoforte e orchestra rappresenta l’apice delle tendenze contenute nelle analoghe precedenti opere del compositore. Il pubblico ottocentesco lo avrebbe poi intitolato Imperatore, denominazione evocata probabilmente dall’enfasi virile che lo caratterizza o, più semplicemente, dal fatto che fu dedicato all’arciduca Rodolfo d’Austria, ultimo figlio dell’imperatore Leopoldo II. Destinato alla carriera ecclesiastica, Rodolfo aveva cominciato a studiar musica da ragazzo e aveva conosciuto Beethoven nei circoli musicali aristocratici di Vienna. Divenuto suo allievo per il

armonia

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