«In questa sinfonia ho infuso tutta la mia anima». È con questa frase che Ciajkovskij descrive la sua ultima partitura sinfonica, composta nell’estate del 1893. Si trattava della sua sesta Sinfonia op.74, denominata “Patetica”. Si ritrovano in essa tutta l’accesa passionalità slava, tutti i drammi dell’omosessualità: patetica era stata l’anima del compositore russo, ma patetico sarebbe stato anche il suo destino; visto che nove giorni dopo la prima esecuzione, avvenuta il 28 ottobre del 1893, Ciajkovskij morì a San Pietroburgo dopo aver bevuto, forse volontariamente, l’acqua infetta dal colera.
Il compositore russo sosteneva di aver scelto tale sinfonia in base ad un programma che tenne segreto, in quanto intensamente personale.
Primo Movimento – Adagio
La tragicità che inonda tutta la sinfonia viene resa bene dalla prima parte del primo movimento, nel quale si respira un clima cupo che dopo qualche minuto lascia spazio ad un graduale aumento di volume, nel quale l’orchestrazione sembra infervorarsi tentando di disegnare una tempesta emotiva.
Primo Movimento – Allegro ma non troppo
Secondo Movimento – Allegro con grazia
Ritornata la calma con cui si acquieta il primo movimento, prende avvio il secondo, caratterizzato dall’insolita misura di 5\4. Si tratta di una sorta di valzer che sembra interporsi a tratti tra uno slancio quasi vitale e le precedenti melodie cupe.
Terzo Movimento – Allegro Molto Vivace
Proseguendo su questa scia il terzo movimento assume quasi le sembianze di un balletto, genere prediletto da Ciajkovskij. Ha le sembianze di uno scherzo basato su un dialogo tra scale di flauti e ostinati di archi in una sorta di crescendo dalle possenti sonorità che rende imprevedibile l’epitaffio finale dell’ultimo movimento, l’«Adagio lamentoso».
Quarto Movimento – Adagio Lamentoso
Uno struggente e malinconico addio alla vita, nel quale i silenzi e le pause acquistano un profondo significato. È la vita che è giunta alla fine, che se ne va mestamente, senza celebrazioni.
Esecuzione: Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, dir. Yuri Temirkanov.
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