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Giorno 19 agosto 2010 ore 20.30

presso l’Auditorium di Bolzano

ORCHESTRA HAYDN

ALEXANDER KOBRIN* pianoforte

ALEXANDER ROMANOVSKY** pianoforte

ARTHUR FAGEN direttore

Il concerto verrà trasmesso in diretta nazionale su RADIO RAI 3 e registrato da RAI SENDER BOZEN, che lo trasmetterà l’8 settembre alle ore 19.40.

Franz Liszt(22.10.1811, Raiding – 31.07.1886, Bayreuth)

Sonata in si minore (trascr. per orchestra di Leo Weiner)

    1. Lento assai – Allegro energico
    2. Grandioso – Recitativo
    3. Andante sostenuto
    4. Allegro energico – Andante sostenuto – Lento assai

*Franz Liszt

(22.10.1811, Raiding – 31.07.1886, Bayreuth)

Grande fantaisie symphonique su temi di Lélio di Hector Berlioz S120

    1. Lento
    2. Allegro vivace
    3. Andantino, senza interruzione – Vivace animato

**Franz Schubert

(31.01.1797, Wien – 19.11.1828, Wien)

Wandererfantasie S366 (Schubert, D760 – trascr. per ocestra di Franz Liszt)

    1. Allegro con fuoco, ma non troppo
    2. Adagio
    3. Presto
    4. Allegro

Al concerto che lo scorso 22 luglio, nel Parco delle Semirurali, l’Orchestra Haydn ha tenuto per inaugurare l’edizione 2010 del Bolzano Festival Bozen, segue il prossimo 19 agosto (ore 20.30, Auditorium) un secondo appuntamento che, oltre ad annunciarsi straordinario per più di una ragione, coincide con l’avvio del 58.Concorso e 5. Festival Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, di cui l’orchestra è partner storico.

Innanzitutto i solisti, due e d’eccezione: Alexander Kobrin e Alexander Romanovsky, entrambi vincitori del Concorso Busoni, rispettivamente nelle edizioni del 1999 e del 2001 e oggi protagonisti di una brillante carriera pianistica internazionale. Kobrin, moscovita, classe 1980, aveva all’epoca 19 anni (il Busoni lo scopriva molti anni prima che si aggiudicasse il primo premio al Van Cliburn). Romanovsky, ucraino, del 1984, 17, e al Busoni arrivava due anni dopo essere stato insignito honoris causa del titolo di Accademico della Regia Accademica Filarmonica di Bologna, onore riservato, nella storia della prestigiosa istituzione felsinea, solo ad altri due ‘coetanei’: Mozart e Rossini.

Anche il repertorio individuato per il concerto è singolare e rappresenta un invito all’ascolto fuori dagli schemi in linea con il filo rosso di ricerca e valorizzazione interpretativa affidata a giovani esecutori che caratterizza la programmazione, nell’insieme, del Bolzano Festival Bozen. L’adattamento di due capolavori assoluti concepiti inizialmente per il pianoforte, la Sonata in si minore di Liszt trascritta da Leo Weiner e la Wandererfantasie S366 di Schubert elaborata dallo stesso Liszt, costituiscono il nucleo del programma, completato dalla Grande fantaisie symphonique su temi di Lélio di Hector Berlioz. “Le ragioni del programma lisztiano sono semplici” spiega Peter Paul Kainrath, direttore artistico del BFB. “L’anno prossimo, nel bicentenario della nascita di Liszt, invece della prima prova con orchestra con un concerto di Mozart, i finalisti del Concorso Busoni si confronteranno con un pezzo per pianoforte e orchestra dello stesso Liszt, a scelta libera dal catalogo dell’opera omnia per pianoforte e orchestra dell’autore. Abbiamo quindi pensato, nell’anno del festival, di presentare come preludio al Concorso 2011, due opere molto interessanti e allo stesso tempo poco conosciute. Inoltre è per noi una buona occasione per presentare l’assoluta rarità della trascrizione della Sonata di Liszt, che è un capolavoro d’interpretazione della sonata stessa”. A rendere omogeneo il programma – Kobrin e Romanovsky saranno interpreti il primo della Grande fantaisie e il secondo della Wanderer – pur sottolienandone le caratteristiche peculiari di ogni brano salirà sul podio il direttore statunitense Arthur Fagen, nel corso della sua carriera assistente di Christoph von Dohnanyi all’Opera di Francoforte e di James Levine al Metropolitan di New York, sua città d’origine.

Già nella Sonata in si minore che apre il concerto, e nella forma adottata da Liszt quando la compose per pianoforte solo tra il 1852 e il 1853, era presente in nuce la trama di una scrittura sinfonica. All’epoca Liszt aveva lasciato la carriera artistica come interprete e, alla corte di Weimar dove si era ritirato per dedicarsi alla composizione, promuoveva le nuove avanguardie musicali. La rielaborazione delle cosiddette forme ampie della sonata e della sinfonia, la cui energia vitale si stava, nell’ottica del compositore ungherese, esaurendo, lo portarono a concentrarsi su di una costruzione ciclica che, pur restando in qualche modo fedele alla forma della sonata, consentiva però di modificarne i principi costruttivi. Liszt affronta infatti la composizione pianistica seguendo le modalità timbriche peculiari della scrittura sinfonica. Qui il pianoforte, nella mani del virtuoso, diviene la condensazione di un’intera orchestra e l’incipit raccoglie già tutto il materiale melodico – sono quattro i temi principali – che si svilupperà nel corso dell’intero brano. Del resto quando Liszt compone la Sonata in si minore ha già al suo attivo i primi Studi trascendentali e le prime raccolte di Années de Pélerinage, tutte musiche strutturate attraverso un programma musicale interno e anche quest’opera è una sorta di “pezzo unico”, nonostante la suddivisione in quattro movimenti. Alla Sonata è riconosciuto un tono intenso, drammatico, a tratti macabro, che ne riconduce la lettura a un’ispirazione letteraria – Liszt è anche il creatore del poema sinfonico – per gran parte degli studiosi con riferimenti ai personaggi faustiani di Goethe. Il tema che al di fuori da ogni dubbio emerge è il dualismo, lo sdoppiamento della personalità che ritorna anche in altre sue composizioni, dalla Faust Symphonie ai Mephisto Valzer.

Di vent’anni antecedente alla Sonata (viene scritta tra il 1832 e il 1834) nasce nella forma per pianoforte e orchestra la Grande fantaisie symphonique su temi di Lélio di Hector Berlioz. Ispirata al lavoro del suo contemporaneo francese, è il primo esperimento in cui Liszt si confronta con un format vero e proprio. Formalmente un unico movimento, in realtà il brano si articola in due parti: la prima introdotta da un Lento cui segue un Allegro, struttura che a sua volta introduce la seconda parte. L’obiettivo di Liszt è già quello di dare una forma unitaria all’opera e richiama nella seconda parte un tema già accennato nella prima, in un gioco di coerenti rimandi ritmici oltre che melodici.

La Wandererfantasie D760 è invece, in origine, di Franz Schubert, che la compone nel 1822, articolandola in quattro movimenti nella tradizione eseguiti senza interruzione. Capolavoro della letteratura pianistica e cavallo di battaglia di grandi solisti di tutti i tempi, da Sviatoslav Richter a Maurizio Pollini, da Alfred Brendel a Wilhelm Kempff, trae ispirazione dall’omonimo Lied di Schubert “Der Wanderer”. Liszt ne elabora una trascrizione orchestrale nel 1851, esperienza che gli tornerà utile nella stesura della Sonata in si minore. Nella struttura della Wanderer schubertiana compaiono infatti, ripetuti in un’infinita varietà di forme, i temi principali. E’ un modo espressivo che Liszt trova particolarmente congeniale e l’influenza strutturale che questo modello esercita sui suoi lavori del periodo di Weimar è evidente.

www.bolzanofestivalbozen.it

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