È uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale.
Fu composto tra il novembre 1874 ed il febbraio 1875, e fu eseguito per la prima volta a Boston nello stesso anno.
Il concerto è articolato in tre movimenti:
All’orchestra è affidato l’attacco del tema principale, di grande solennità; il pianoforte accompagna con poderosi ed ampi accordi, come se fosse uno scampanio: una forma decisamente insolita. Successivamente lo strumento solista assurge a protagonista mentre l’orchestra si riduce ad un semplice accompagnamento in pizzicato. Il pianoforte non solo presenta il tema, ma al tempo stesso lo amplia con elaborazioni che gradualmente danno vita a figurazioni di estremo virtuosismo, finché l’orchestra riprende nuovamente il tema iniziale. L’intervento del corno fa da tramite tra primo e secondo tema: suonato inizialmente con tocco leggero, viene ammorbidito dal suono scherzoso dei flauti prima che gli archi sviluppino per esteso la cantabilità di questa idea musicale. Il movimento vive di contrasti netti, talvolta addirittura stridenti, che vengono attraversati da esplosive strutture atte ad accrescere l’intensità del discorso musicale.
La musica ritorna dolce, il ritmo del primo movimento scompare, le note sul pianoforte vengono accarezzate da motivi rapidi e allo stesso tempo con forme arabesche; è una interpretazione, quella data da Čajkovskij al movimento, tutta slava. Anche qui compaiono i ricordi di quella musica russa presi da alcune canzoni ucraine. L’inizio è un pensiero in forma di Lied eseguito dal flauto, che il pianoforte riprende mutandolo alla terza nota con enfatico slancio. È solo una minuscola sfumatura, che però lascia trasparire il carattere d’improvvisazione insito nella struttura del movimento. Con sempre nuove variazioni tematiche Čajkovskij muta il carattere degli sviluppi, sostenuti ed incorniciati da mutevoli figurazioni di accompagnamento.
Il terzo movimento attacca senza tregua con veementi movenze di danza. Dopo una breve introduzione orchestrale il pianoforte fa proprio il ritmo danzante e conduce al controtema, che fiorisce negli archi ed è manifestamente imparentato col tema introduttivo.
Abbiamo scelto l’esecuzione di Martha Argerich.
Ecco i primi minuti del primo movimento.
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