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Nel Medioevo, sulla scorta dei trattati filosofici dal pensiero  greco, la Musica era considerata essenzialmente la manifestazione udibile dei numeri eterni che promanano da Dio.

Di essa Severino Boezio (De institutione musicae) individuava una triplice partizione: la Musica mundana (ovvero la musica non udibile delle sfere celesti, più affine al concetto di armonia piuttosto che a quello di suono); la Musica humana (ovvero la musica udita da ciascuno che discenda in se stesso, armonia psichica che risuona nell’animo dell’uomo); la Musica instrumentalis (ovvero la musica prodotta dagli strumenti che ricomprendono anche la voce umana, strumento primario e naturale che il buon Dio ha donato agli uomini).

È agevole quindi capire come nel Medioevo, per un lungo periodo, la musica colta si identificò con la musica liturgica e quindi con il Canto Gregoriano che tutti riteniamo riferibile a Papa Gregorio Magno (pontefice fra il 590 e il 604), al quale va ascritto il merito di raccogliere ed unificare ell’Antifonario gli innumerevoli canti religiosi fioriti nei quattro angoli del vasto mondo cristiano.

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