
Scarlatti è per la sua vasta produzione e la qualità delle sue opere, uno dei compositori più importanti della musica barocca.
Il gran numero di suoi manoscritti dispersi per l’Europa attesta la fama internazionale che raggiunse in vita.
Egli si distinse soprattutto nella musica vocale profana, caratterizzata da uno stile che denota grande padronanza nell’espressione dei sentimenti e nel trattamento drammatico delle situazioni.
Scarlatti é considerato il padre di quella scuola napoletana che dominò l‘opera seria italiana nel settecento.
Gli si attribuisce infatti il merito di aver apportato una serie di innovazioni, delle regole strutturali, che condizionarono tutti coloro che si occuparono di opera per lungo tempo, fino a Rossini.
Fu infatti fra i primi compositori a tracciare una reale distinzione tra il recitativo e l’aria, e a imporre la forma dell’aria con il “da capo“, in tre parti A-B-A, che divenne onnipresente nell’opera del settecento.
Inoltre le sue ouverture d’opera diedero il via al genere napoletano dei tre movimenti, nei tempi Allegro-Adagio-Allegro, e seppe arricchire il tessuto orchestrale con trombe, oboi, flauti e corni.
Fondò la gloria della scuola napoletana di contrappunto che produsse poi eminenti musicisti, quali Durante, Vinci, Leo, Porpora e Pergolesi.
La grande espressività dei recitativi ed il carattere patetico delle arie sono il suo segno indistinguibile che questo musicista “elegante, profondo ed originale” espresse con ispirazione inesauribile.
Scarlatti musicò oltre 65 opere; tra quelle che ci sono pervenute vale la pena di ricordare: La Statira, Olimpia vendicata, Rosmene, La caduta de’ Decemviri, Il Mitridate Eupatore, Il Tigrane , Telemaco, Il trionfo dell’onore, Pirro e Demetrio, Marco Attilio Regolo, La Dirindina e l’ultima sua opera, La Griselda (1721).
Scrisse inoltre 35 oratori, parecchie messe (come la Messa di S. Cecilia, del 1720) e un centinaio di mottetti, alcuni in stile palestriniano, a cappella, altri in stile moderno, vicino all’estetica della cantata profana, una forma artistica molto apprezzata a quel tempo.
Di cantate ne compose addirittura più di 600, essenzialmente per voce sola, di soprano o contralto, e basso continuo; 20 a due voci, e 70 con strumenti. In esse Scarlatti introdusse numerosi procedimenti armonici talvolta audaci per l’epoca.
Quantitativamente più marginale la sua produzione di musica strumentale: 12 concerti grossi, 7 sonate per flauto e basso continuo e molte per cembalo e organo.
Dopo essere cadute nell’oblio, le composizioni di Alessandro Scarlatti conoscono da alcuni anni, a giusto titolo, un forte ritorno di interesse da parte del pubblico.