
Questo nome indica due strumenti musicali, il primo idiofono, a suono indeterminato, tipico della civiltà egiziana (sesheshet), ma in uso anche presso altri popoli; il secondo moderno, a suono determinato.
Originato in Egitto dall’uso di scuotere ritualmente un mazzo di papiri in onore della dea Hathor, cui era sacro, il sistro consisteva di una parte superiore a ferro di cavallo con asticciole mobili infilate orizzontalmente e di una impugnatura.
Al centro era scolpita l’immagine della dea.
In un altro tipo le aste erano fisse e il suono era prodotto da corpi metallici infilati su di esse.
Il sistro a naos aveva la forma di una cappella fiancheggiata da due volute.
Il sistro moderno è uno strumento a suono determinato costituito da una o due file di piccoli campanelli in una lega di bronzo, o da lamine di acciaio, fissati a un sostegno; nel primo caso si ottiene la percussione mediante un martelletto di legno, nel secondo con uno di acciaio.
Un modello a tastiera ha nome Glockenspiel o campanelli.
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