Il più celebre tra i quattro concerti si apre nella raggiante tonalità di mi maggiore. Il modello del concerto è riscontrabile nell’uso dei ritornelli (il tutti), riproposto per sei volte (A). Il primo intermezzo solistico (il Canto degli uccelli) è affidato a tre violini soli (B). Si noti la sonorità luccicante ottenuta da Vivaldi, la naturalezza del cinguettìo, pur costretto da una rigorosa struttura ritmica. Dopo il tutti, i violini imitano lo scorrere dell’acqua attraverso sommessi sedicesimi legati (C). Stupendo l’episodio dei tuoni e dei fulmini: una stessa nota ribattuta con violenza, quasi la trasformazione fonica di un effetto visivo (le nuvole nere in lontananza) (D).
Il Largo che segue è notevole per la sovrapposizione di tre elementi autonomi, capaci di creare un senso dello spazio: in sottofondo, il mormorio di fronde e piante (violini in terza), la melodia del violino principale esprime il capraro che dorme e, infine, le note ribattute delle viole che imitano l’abbaiare del cane (il cane che grida), e che Vivaldi prescrive di suonare “sempre molto forte e strappato”.
Vi proponiamo un’estratto della portentosa ed originale esecuzione per 4 pianoforti con Y. Wang, E. Ax, N. Goerner, J. Quentin.
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