Tra gli autori fondamentali del romanticismo
possiamo annoverare Carl Maria von Weber, che espresse in musica lo spirito nazionale tedesco allora rinnovato: fu il primo ad usare il termine “opera romantica”, applicandolo alla sua Silvana, accolta come evento patriottico assieme a Der Freischutz (Il franco cacciatore).
Contemporaneo di Beethoven fu invece Schubert, che si basò sulla forma classica in maniera diversa dal primo: in Schubert la melodia ha maggiore importanza che in Beethoven, ciò che lo fece eccellere nella musica da camera, nel pianoforte e nei Lieder, pur se peraltro scrisse delle opere.
Non bisogna comunque dimenticare l’apporto dei musicisti italiani, tra cui artisti del calibro di Giuseppe Verdi: con le sue innumerevoli opere occupò la scena mondiale nel campo insieme a Wagner, adottando uno stile diverso da questo. Altri grandi del periodo furono invece Pietro Mascagni, che si rifece alla scuola verista (che avrebbe avuto in Verga uno dei suoi massimi esponenti nella letteratura), Ruggero Leoncavallo (del quale l’unica opera, I pagliacci, è tuttora eseguita con successo) e Gioacchino Rossini, della prima metà del secolo: egli fu il massimo operista italiano di questo periodo, pur avendo interrotto la sua produzione solo nel 1829 (con il Guglielmo Tell). Il suo genio portò all’opera buffa quel capolavoro che è Il barbiere di Siviglia, che stroncò l’omonima composizione del napoletano Paisiello.
Dopo Beethoven le forme classiche vennero messe sempre più in secondo piano, forse in primo luogo nella musica per pianoforte, che dai tempi di Beethoven subiva costanti miglioramenti tecnici (tra cui la costruzione del telaio in monoblocco, cosa che permise di aggiungergli molti altri tasti e corde).
Questo portò ad un graduale abbandono della sonata in favore del pezzo pianistico: tra i grandi nel campo va sicuramente ricordato Fryderyk Chopin, esecutore eccellente e grande autore, le cui linee melodiche, l’uso del rubato e del legato, influenzarono profondamente gli autori dei periodi successivi fino al XX secolo.
La trasformazione culturale si vede anche nella fondazione di riviste dedicate ai vari argomenti: a Robert Schumann si deve l’importante Neue Zeitschrift für Musik, sulle cui pagine venne divulgata l’idea del romanticismo, e in cui Schumann riversò il suo disprezzo per la borghesia conservatrice, scagliandosi contro coloro che rifiutano le idee nuove solo perché tali.
Anche Schumann, come Chopin, riversò il suo genio nelle composizioni pianistiche, abbandonando spesso le forme del classicismo per usare il suo personale stile, cosa che dimostra quanto Schumann sia lontano dal classicismo.
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